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Mettiamo il caso che vi piaccia cucinare e condividere ciò che preparate con altri, che amate la compagnia e 

e confrontarvi con amici, conoscenti o sconosciuti viaggiatori su questioni riguardanti il cibo.

Magari avete una passione per il Bio o per la cucina vegetariana, o semplicemente ci tenete a tramandare le tradizione culinaria nostrana.

Oggi questa tendenza, si palesa dietro il nome di HOME RESTAURANT, fattispecie che direttamente dai guerriglia restaurant newyorkesi è arrivata in Europa, e sta prendendo piede in tutta Italia, compreso 
in Sardegna, vista l’importante affluenza turistica.

Di cosa si tratta specificatamente? E’ semplicissimo:

Si condivide un pranzo, una cena, una colazione o un’aperitivo all’ interno delle proprie case di abitazione con degli ospiti paganti.

Non esiste ancora una specifica normativa che regoli questo business,
per ora c è solo un DDL depositato alla camera dei Deputati che se approvato ce ne darà una apposita.
Nel frattempo, il ministero dello sviluppo economico e quello dell’interno si sono espressi sia attraverso l’emissione di alcuni atti amministrativi sia riconducendo la fattispecie alla disciplina sulle attività
di somministrazione di alimenti e bevande contenuta nella legge del 25.08.1991 n. 287.

Diciamo che per la maggiore, a fare la differenza è il carattere occasionale o abituale dell’attività.

Nel primo caso rimaniamo nell’ambito della sfera personale del cuoco che può ospitare esclusivamente nel proprio luogo di  residenza un massimo di 500 coperti all’anno, mentre i proventi che potrà percepire, sempre nell’arco di 12 mesi non dovranno essere superiori a 5000,00 €.

Gli unici adempimenti in questo caso saranno :

1) Presentazione della SCIA ( segnalazione certificata di inizio attività);
2) Possedere determinati requisiti di onorabilità ( prevalentemente non aver subito condanne );
3) Tassazione dei proventi che rientreranno nella categoria dei redditi diversi ai sensi dell art 67 tuir;
4) Segnalazione dell’attività su appositi portali telematici;
5) Essere in possesso dei requisiti di abitalità e di igiene ai sensi della normativa vigente.

 

Nel secondo caso invece, qualora l’ attività diventi abituale, gli adempimenti saranno i seguenti, ovvero:

1) Apertura di una Pec;
2) Attivazione p. iva;
3) Apertura posizione INPS o INAIL;
4) Acquisizione certificazione HACCP;
5) Dichiarazione di inizio attività allo sportello SUAP;
6) Dichiarazione di disponibilità a consentire l’accesso agli ufficiali di pubblica sicurezza;
7) Segnalazione dell’attività sul citofono, e sugli appositi portali telematici;
8) Assoggetabilità dei proventi alle normative del reddito d’impresa.

Ci sembra una fresca novità che arriva da lontano, e come per tutte le new entry forme di business ci piace proporvele e approfondirle per voi.

 

 

 

 

 

 

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